Ho utilizzato per sei mesi questa app di condivisione foto e qui ho raccolto le mie impressioni di un viaggio interessante.
- Cos’è BeReal
- Come funziona BeReal
- Le reazioni ai BeReal
- Notifiche dei BeReal (e FOMO)
- Le novità più recenti su BeReal
- Considerazioni sulle potenzialità di BeReal per il content marketing
Cos’è BeReal
BeReal è un’app per la condivisione di foto nata in Francia alla fine del 2019 che tra il 2021 e il 2022 ha avuto il suo periodo di massima espansione in termini di download e utilizzo.
Oggi continua ad avere una fanbase molto attiva anche se non molto ampia (soprattutto in rapporto ai social network più famosi). BeReal ha annunciato nel marzo 2023 di avere oltre 100 milioni di utenti attivi mensili in tutto il mondo.
L’applicazione, disponibile sia su dispositivi Android che iOS, è stata sviluppata da Alexis Barreyat e Kevin Perreau con l’obiettivo di incoraggiare gli utenti a condividere chi sono e cosa fanno in un momento preciso del giorno, nel momento esatto in cui ricevono una notifica da parte dell’app stessa.
Non ci sono filtri fotografici, la finestra per pubblicare in diretta è di soli due minuti e l’app sullo store si presenta così:
• BeReal sfiderà la tua creatività.
• BeReal è vita, vita Reale, e questa vita è senza filtri.
• BeReal è la tua opportunità di far vedere ai tuoi amici chi sei realmente.
• BeReal può causare dipendenza
• BeReal ti potrà dare fastidio
• BeReal non ti renderà famoso, se vuoi diventare un influencer puoi rimanere su TikTok e Instagram.
• BeReal può causare incidenti, specialmente se vai in bicicletta
• BeReal si pronuncia “BiRial”, non bereale, o berreal.
• BeReal non ti farà barare, se vuoi puoi provare and se riuscirai, vieni a lavorare per noi.

Trascorsi i due minuti, inoltre, viene notificato il ritardo (nel post compare il tempo di ritardo) e il numero di ripetizioni dello scatto pubblicato.
Questo meccanismo serve da un lato a disincentivare le foto in pose ricercate o il “product placement” alla Instagram mentre dall’altro favorisce il realismo, l’immediatezza. Una volta pubblicato, permette solo l’inserimento di una breve caption a corredo (poche decine di caratteri, forse un centinaio).
Per esperienza, la finestra oraria di notifica, identica per tutti gli utenti, varia dalle 9 del mattino alle 23 della sera, pertanto, spesso trascorrono più di ventiquattro ore tra una notifica e l’altra, altre volte molto meno.
Questa esperienza comune – che rappresenta un valore per gli utenti – offre anche uno sguardo interessante sul mondo: tutti gli utenti pubblicano le proprie foto al contempo e dando uno sguardo alla sezione “Globale” si può vedere come quel momento, identico per tutti, venga vissuto diversamente a ogni latitudine.
C’è ci fa colazione e chi cena, chi si allena, chi è in ufficio o in negozio, all’interno di una macchina o su di treno. C’è chi è a scuola – molti utenti sono, in effetti, giovanissimi – e chi va al lavoro.
BeReal presenta un istante di vita alla volta, semplice e reale (l’esatto opposto di Instagram). Parafrasando la citazione più famosa della psicoterapeuta Virginia Satir possiamo dire che BeReal rappresenta l’idea che “la vita è quella che è, non quella che dovrebbe essere”. È il modo in cui la fotografi che fa la differenza.
Come funziona BeReal

BeReal si presenta con un’interfaccia molto semplice, sfondo nero, pochi pulsanti e poche e semplici funzioni. Il conteggio del numero degli amici non viene visualizzato e non sono presenti nemmeno annunci, almeno per il momento.
L’app sembra refrattaria a qualsiasi tipo di contaminazione commerciale e in questo senso rafforza ancora di più la sua immagine romantica e idealista.
Gli utenti ricevono una notifica in un momento casuale, una volta al giorno, che dice “E’ l’ora di un BeReal”. Da quel momento in poi si hanno a disposizione due minuti per scattare una foto di ciò che si sta facendo attualmente, utilizzando entrambe le fotocamere, posteriore e anteriore, dello smartphone.
Lo scopo è catturare un’istantanea autentica e non filtrata della vita di un utente a 360° davanti e dietro lo smartphone.
Il paradosso di questo social network sta tutto qui, nei due minuti a disposizione per scattare la propria foto. Nella realtà dei fatti nessuno che stia davvero facendo qualcosa che valga la pena di fotografare lo fa con il telefono in mano.
Se si posta la propria foto al di fuori della finestra di due minuti, viene mostrato il ritardo nella pubblicazione e, fin quando non si pubblica, non si possono vedere le foto degli altri.
Dopo la pubblicazione, si possono vedere le foto dei propri amici (l’app consiglia di chiedere l’amicizia solo a persone che si conoscono realmente) sia alla sezione “Globale” nella quale si possono scorrere tutte le foto pubblicate dagli altri utenti.
Ovviamente, è possibile scegliere se mostrare le proprie foto a livello “Globale” o solo ai propri amici.
All’interno della sezione del Profilo, infine, è possibile trovare il tasto di condivisione del profilo https://bere.al/eugeniosacco e accedere alla sezione “Le tue Memorie”, visibile solo da te.
Le reazioni ai BeReal
All’interno dell’app non esistono reazioni preimpostate. Ci sono delle emoji, chiamate RealMoji, che possono essere personalizzate con una propria foto nella quale si interpreta l’emozione corrispondente all’emoji stessa.
Cinque emoji (pollice su, sorriso, espressione stupita, occhi a cuore e risate) possono essere salvate nel profilo. L’ultima, con il fulmine, viene aggiornata di volta in volta con una foto scattata sul momento; in questo senso, la sensazione che ho avuto nell’uso quotidiano dell’app, è che un pubblico più adulto prediliga le foto già pronte mentre un pubblico più giovane ami reagire in modo spontaneo con la RealMoji catturata sul momento.

Questa modalità espressiva delle proprie emozioni è senza dubbio più sincera e vicina alla realtà di quanto non siano quelle degli altri social network.
Permette di associare ad ogni emozione una propria espressione, una propria immagine, un simbolo o qualcosa che per sé rappresenta l’emozione provata di fronte alla foto.
Certo, il campionario di emozioni non è molto ampio, ma c’è sempre l’opzione “fulmine” che permette l’espressione della reazione momentanea, qualunque essa sia.
Inoltre, per ciascun post, è presente una sezione commenti. All’interno di questa sezione è possibile interagire con gli amici o con i post con visibilità pubblica, aggiungendo uno strumento in più all’interazione fra utenti.
Non esistono, invece, tag o ricerche. Non si possono menzionare gli altri utenti o cercare un post specifico, mentre è possibile cercare un utente specifico. La concezione del mondo di BeReal è quella di esistenze parallele, nelle quali ciascuno vive e fotografa la propria vita, mostrando il proprio singolare punto di vista sulla realtà.
Nessuno entra nella vita dell’altro, non ci si tagga, non si collabora, non si ricondivide, non si rilancia un messaggio, si fa mostra di sé – di un sé meno artefatto rispetto ad altre esperienze – con la volontà di mostrarsi più veri, più autentici, all’interno della propria vita di tutti i giorni, fatta di alti e bassi, di momenti felici, di momenti tristi, momenti scapigliati, sudati, struccati, sorridenti, sorpresi, stanchi, annoiati. E a tutti gli effetti, la noia sembra essere il grande simbolo di questa rappresentazione reale del mondo.
Nel campionario espressivo, la noia trova spazio come non ne ha mai trovato in social network come Instagram e TikTok. In qualche modo, l’obbligo di condividere per partecipare, forza le persone a esprimersi pur di non essere escluse e le porta a mostrare una parte di sé che normalmente non entrerebbe a far parte della condivisione social.
Notifiche dei BeReal (e FOMO)

Forse questo è l’aspetto più controverso di BeReal. Per ogni amico che pubblica l’utente riceve una notifica. In questa notifica viene segnalato se la persona ha pubblicato in orario o in ritardo.
Già questo, in pratica, aggiunge una sorta di stigma, una vergogna da ritardo, per così dire. In ogni caso, quando si clicca sulla notifica, si viene portati sulla schermata dei post degli amici e si scopre una cosa molto interessante, già accennata in precedenza: non si può vedere il post se non si ha condiviso una foto.
Qui però si innesta un meccanismo di sollecitazione, un misto fra curiosità e FOMO (Fear Of Missing Out, paura di perdersi qualcosa), nel quale i post vengono mostrati in anteprima sfocati.
Sai che gli altri hanno pubblicato, che hanno interagito con la notifica (prima di te) e che stanno facendo qualcosa. Se non pubblichi anche tu, non hai accesso alla parte sociale del social network, vieni escluso.
Da un lato è giusto: tiene fuori i guardoni, i lurker, dando spazio solo a chi partecipa. Dall’altro, in qualche modo, ti spinge a pubblicare anche se non ne hai voglia. Ogni giorno si resetta il timer dell’esclusione. Esiste solo chi partecipa. Se non condividi sei fuori. Non conta nulla il passato, nel profilo non c’è storia, solo il momento presente.
Le novità più recenti su BeReal

Verso la fine di aprile del 2023, precisamente il 27/4, viene introdotto il bonus BeReal: no, non è una manovra del governo Conte. Si tratta della possibilità di pubblicare più BeReal al giorno (fino a tre, in orari a tua scelta), a patto che il primo lo pubblichi puntuale, nei due minuti previsti dalla notifica.
Pochi giorni dopo, il primo maggio, hanno introdotto la possibilità di condividere insieme alla foto del giorno anche il brano musicale in ascolto su Spotify al momento dello scatto del BeReal.
Meccanismo di incentivazione della puntualità o prima apertura alle possibilità di marketing? Sicuramente un’opportunità interessante di non postare foto sempre uguali per chi ha un lavoro o impegni o una routine quotidiana che porta a fare cose simili, in luoghi simili a diverse ore del giorno.
Non è un lusso che tutti si possono permettere, quello di avere una vita variegata: scattare più foto permette di mostrare anche angolazioni diverse di sé scegliendone il momento.
Considerazioni sulle potenzialità di BeReal per il content marketing
Certamente, come già accennato, la possibilità di pubblicare più contenuti nella stessa giornata potrebbe offrire anche le prime opportunità di digital marketing sulla piattaforma. Più in generale, volendo parlare di strategie di content marketing per BeReal, direi che l’app per come è concepita fa di tutto di dissuadere tale attività.

Già solo il fatto che è impossibile programmare la pubblicazione di un contenuto o di utilizzare un contenuto già creato per inserirlo sulla piattaforma, questo certamente limita molto il campo di azione. Allo stesso tempo, preferisco pensare alle limitazioni come a delle opportunità per fare qualcosa di differente.
Nel mio caso specifico, ho parlato spesso della mia attività di copywriter, fotografando momenti di riunioni, consulenze, corsi di formazione, libri in lettura e lavorazioni in progress.
Questa piattaforma, infatti, appare adatta per un lavoro di personal branding secondo i canoni e i valori incarnati della Gen Z – la filosofia di BeReal sembra rappresentare autenticità, sostenibilità e rispetto – e potrebbe offrire spunti interessanti per attività di influencer marketing attraverso l’utilizzo nella vita di tutti i giorni di prodotti, come gadget o strumenti disponibili per essere fotografati nell’utilizzo.
Fin qui, comunque, nei mesi di viaggio su questa piattaforma non ho ancora mai incontrato alcuna forma di influencer marketing e, certamente, il numero non altissimo di utenti attivi non aiuta la creazione di gruppi di interesse che vadano al di là della pura e semplice amicizia. Inoltre, l’algoritmo della sezione “Globale” non sembra premiare nessun tipo di contenuto specifico, mostrando in ordine sparso (probabilmente cronologico) le foto pubblicate in giro per il mondo.
Quale sarà il futuro di questa piattaforma e quali strade adotterà per monetizzare utenti e contenuti ancora non è chiaro. Certamente, è già qualcosa di più di un interessante esperimento di condivisione di una (più) autentica e istantanea espressione di sé.

